La crescita del cavaliere, il sistema Italiano funziona ?

1 di Skeepy

In una disciplina così complessa e soggettiva come l’equitazione, dove i maestri e i metodi spuntano come “fiori a primavera”, l’esperienza straniera ci insegna l’importanza di un minimo di uniformità, dove la conoscenza del cavallo è la prima cosa, e dove le basi tecniche diventano delle fondamenta solide e indispensabili, indipendentemente dalla disciplina o dai percorsi equestri che ogni allievo intraprenderà.

E’ inconcepibile che un cavaliere alle prime armi, possa sentire discorsi completamente diversi spostandosi da un maneggio all’altro, anche di pochi chilometri.  Intendiamoci:  i metodi pedagogici possono cambiare, la capacità dell’insegnante di coinvolgere e trasmettere può fare la differenza, ma la linea iniziale deve essere la stessa, una linea che la federazione, in primis,  dovrebbe avere molto chiara avvalendosi di manuali uguali per tutti, e ovviamente,  di docenti incaricati di formare o  aggiornare gli insegnanti, in linea con i manuali proposti.

Dopo più di vent’anni d’ insegnamento a vari livelli, mi rendo conto che c’è ancora troppa confusione, e non solo della parte degli allievi, ma anche degli istruttori: nelle competizioni vedo uno livello generale troppo lento a crescere, o peggio ancora che decresce.

Mi piace spesso ricordare, che il futuro campione olimpico nascerà in un pony club e non dal portafoglio di qualche sponsor, sempre che il sistema glielo permetta, e torniamo quindi  al discorso dell’importanza delle basi.5494

Durante gli anni di insegnamento, ho sempre cercato di assecondare i cavalieri nella loro crescita, seguendo un percorso coerente,  chiaramente lungo ed impegnativo, fatto di lavoro e sacrifici come lo richiede l’equitazione in sè, ma anche ricco di soddisfazioni sportive, tecniche, e  anche umane.

Pretendo quindi quei fondamenti, dove posizione, assetto ed uso degli aiuti sono all’ordine del giorno: il tutto con naturalezza e consapevolezza. Sono queste le basi che devono rendere un cavaliere in grado di affrontare con stile e lucidità un percorso di salto, una ripresa di dressage elementare e  qualche salto fisso in campagna.

Solo a quel momento si aprono le porte delle prime competizioni, momento in cui si amplia con ulteriori esperienze,  più psicologiche che tecniche il nostro bagaglio equestre.

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E’ venuto il momento per il mio allievo di guardarsi intorno, sono io il primo ad invitarlo a guardare, leggere, studiare altri cavalieri/maestri in tutte le discipline, partecipare a stage o corsi vari; ma  solo in un momento nel quale le  basi sono ben definite, e si è sviluppata  la capacità di sapere interpretare, prendere o lasciare tutte quelle nuove informazione ricevute.

La mia visione della  crescita non finisce qua, e certamente, tanti anni sono già passati, ma è il momento nel quale invito davvero a personalizzare la  monta, lo stile, ricordando agli allievi che nessuno detiene la verità in equitazione, e che ognuno può portare un suo piccolo mattoncino a quell’edificio mai terminato.

 

 

Durand Frédérik