Gran Bretagna sul podio nella tappa di Coppa a Roma

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La squadra inglese trionfa nella tappa di Coppa delle Nazioni a Roma.

Schierati, per vincere: Michael Whitaker/Cassionato; Jessica Mendoza/Spirit T; John Whitaker/Ornellaia; Ben Maher/Tic Tac.

Super, per loro, la prima manche della gara: solo Michael Whitaker conclude con 9 penalità, gli altri tre binomi portano a termine tre percorsi netti.

Nella seconda manche Ben Maher chiude a 8, Mendoza a 4: da qui in poi le sorti della gara sono andate nelle mani dei due fratelli Whitaker.

Michael entra, e fa zero. John entra… e porta a termine il percorso netto che serviva per conquistarsi la vittoria con tanto di ovazione del pubblico.

Dietro di loro, sul podio, Francia e Stati Uniti.

Italia, invece, che scivola ad un settimo posto che ci lascia davvero l’amaro in bocca.

Certo, perché in questa squadra ci avevamo creduto tutti. La vittoria la volevamo tutti, proprio perché con tutti i successi raggiunti negli scorsi mesi era un obbiettivo al pari delle capacità dei binomi selezionati.

Ci aveva tenuti con il fiato sospeso, la prima manche di gara: 4 sole le penalità totali, grazie ai due percorsi netti di Emanuele Gaudiano su Caspar e Piergiorgio Bucci su Casallo Z. Incappati, invece, in un errore ciascuno, Lorenzo De Luca su Ensor de Litrange ed Emilio Biocchi su Ares.

C’è da dire, però, che ieri il caldo a Roma era quasi insostenibile, e non è una scusa ma un dato di fatto, e la maggior parte dei binomi in gara ha peggiorato le proprie prestazioni proprio in seconda manche.

Seconda manche che getta un’ombra sulle speranze azzurre: Gaudiano due errori, De Luca uno, Bucci due e Bicocchi quattro.

Ci è scivolata come sabbia tra le mani, questa possibilità di farci valere, di vincere.

La delusione è ancora tanta e questa sconfitta brucia ancora; ma come si suol dire, quando si arriva verso il fondo, l’unica via d’uscita possibile è rialzarsi e risalire guardando avanti. Per quanto potesse essere una gara importante, e per quanto possa essere dura da digerire, non deve essere questa prestazione (negativa) a determinare il valore dei nostri azzurri.

 

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