Ginevra: riunione dell’ International Jumping Riders Club

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I cavalieri completamente contro la FEI

Il fulcro della discussione che è stata anche trasmessa in streaming ieri mattina è, sostanzialmente, il “Sì” che ha prevalso all’Assemblea Generale della FEI a Tokyo lo scorso 22 Novembre.

Tra i presenti, c’era anche il segretario generale della Fei Sabrina Ibanez e alcuni rappresentanti della stampa internazionale.
Grande assente, invece, il presidente della Fei Ingmar De Vos.

Un’assenza che è stata sottolineata con certo disappunto dal cavaliere elvetico Steve Guerdat.

Per quanto riguarda le Olimpiadi, la Fei ha continuato a sostenere, per giustificare la riforma, che il Cio vuole aumentare il numero delle nazioni rappresentate per aumentare delle trasmissioni televisive mondiali e per rispondere al criterio di universalità che l’Olimpiade richiede.
Tutto questo, senza dover aumentare il livello della quota di partecipazione riservata agli sport equestri.
Conseguenza ovvia: l’unico modo per assecondare queste richieste è togliere drop-score e un componente alla squadra.

Sabrina Ibanez ha commentato “Dobbiamo dare la possibilità a tutti di poter sognare di raggiungere le Olimpiadi, perché questo sogno alimenta la crescita e la diffusione del nostro sport nel mondo”.
I cavalieri hanno ribattuto illustrando la loro proposta: diminuire il numero delle squadre e aumentare il numero degli individuali.
E non è un ragionamento errato, dato che ci sono nazioni che non possono schierare una squadra ma solo qualche individuale. Così facendo, il numero di bandiere verrebbe incrementato, la quota rispettata, le squadre rimarrebbero a quattro.

E’ evidente dai toni di Eric Lamaze che il voto a favore dato dal Canada è una ferita ancora aperta: “E’ bello che tutti sognino di poter arrivare alle Olimpiadi. Tra il sogno e la realtà c’è, però un abisso. Farebbe bene al nostro sport vedere alle Olimpiadi delle nazioni i cui rappresentanti non finiscono il percorso? Oppure vogliamo ridurre le Olimpiadi a una gara di facilità talmente irrisoria da poter essere accessibile davvero a tutti? Con la nostra federazione ne avevamo discusso, ed eravamo d’ accordo sul no. Poi, invece, ha votato sì!”

Ed arriviamo, ora, ad uno dei punti “caldi” del dibattito: i voti.

Partendo dal fatto che viviamo in una Democrazia (= forma di governo che si basa sulla sovranità popolare e garantisce a ogni cittadino la partecipazione in piena uguaglianza all’ esercizio del potere pubblico), alla luce di quanto si è parlato, sembrerebbe che non sia condivisa da molti.

“E’ giusto che delle nazioni praticamente inesistenti nel panorama internazionale abbiano lo stesso potere di voto di altre che rivestono ruoli di spicco?”

A Tokyo avevano espresso il loro parere contrario alla riforma: Germania, Francia, Olanda e Svizzera.
I numeri parlano da soli: Francia, Olanda e Germania riuniscono 13.141 cavalieri di alto livello e dispongono in sede di Assemblea Generale Fei di un solo voto a testa.
Isole Vergini, Haiti, Islanda, Macedonia, Andorra, Moldavia e numerose altre nazioni “minori” possono presentare pochissimi binomi ma hanno un numero maggiore di voti a disposizione in Assemblea.
Stessa cosa, considerando il numero di cavalli registrati: Francia, Olanda e Germania ne contano 21.270 per tre voti, mentre è decisamente inferiore il numero nelle nazioni più piccole.
E’ giusto, tutto questo? E’ giusto, che ogni nazione abbia uno ed un solo voto nonostante ci sia un divario enorme nei numeri?

Eleonora Ottaviani ha ribadito che è giusto come criterio. E’ la democrazia. Ha altresì suggerito che venga presa in considerazione l’idea di creare una federazione associata Fei: una federazione affiliata che abbia diritto di voto solo nel caso in cui i numeri di cavalli e cavalieri siano abbastanza alti da potersi definire “consistenti”.

Potrebbe essere una soluzione fattibile? Ne siamo certi, non sarà l’ultimo dibattito che avremo modo di seguire al riguardo.

Tra le altre tematiche, anche il Dressage ha avuto la sua parte.
Isabell Werth e Monica Teodorescu hanno fatto presente che la particolarità della disciplina si basa sullo spettacolo.
E’, quindi, controproducente per l’interesse del pubblico, il trovarsi a dover assistere a gare frequentate da cavalieri il cui livello tecnico raggiunge a fatica la media.

C’è stata poi una piccola parentesi sui Campionati del Mondo: perché nessuno nel mondo degli addetti ai lavori, dei cavalieri, dei giornalisti era al corrente anche solo dell’idea di modificare il regolamento dei WEG?

“Abbiamo sempre maggiori difficoltà nel ricevere candidature per ospitare i World Equestrian Games soprattutto a causa della lunghezza del programma agonistico. E’, quindi, necessario accorciare i tempi.
La riforma non è stata  applicata ai campionati continentali perché in quel caso il problema non si pone e il programma funziona bene così com’ è”. ha ribadito Sabrina Ibanez, lasciando intendere che, forse, ci potrebbe essere occasione in futuro di rivedere tale scelta.

In conclusione, possiamo dire che l’esito finale di questo dibattito è abbastanza chiaro.

Niente è certo né per le variazioni al format olimpico né per quelle al Campionato del Mondo.

E’ stato significativo anche il parere espresso dal rappresentante del Jumping Owners Club che ha dichiarato di essere totalmente contrario a entrambe le riforme.

Christina Liebherr, presidente dell’IJRC, ha concluso l’incontro invitando tutti coloro i quali abbiano la possibilità di manifestare il proprio pensiero sul tema, a non trattenersi. Forse, così facendo, si dimostrerà alla Fei l’esistenza di un movimento d’opinione compatto e che non rispecchia le decisioni prese dalla stessa Federazione in questi ultimi tempi.

Da non dimenticare che, la Federazione, dovrebbe rappresentare le necessità dei cavalieri. Se agisce come organo a parte, dove sta il senso nel dover rispondere ad essa?