Il rapporto uomo – cavallo è una terapia di successo

0 di MaddaVi

Avere un cavallo non solo stimola il sistema nervoso simpatico, ma aiuta anche le persone diversamente abili.

Che l’andare a cavallo fosse di aiuto per aumentare la concentrazione ed il rendimento in attività matematiche, lo avevamo già visto nel dettaglio tramite alcuni esperimenti pubblicati su Frontiers in Public Health (qui il link per leggere)

Cavalcare stimola sia il sistema nervoso che la muscolatura del cavaliere. A beneficiarne, quindi, non sono solo i bambini normodotati, ma anche i disabili.

Per quest’ultimi in particolare, il movimento del cavallo è di grande aiuto per sollecitare e migliorare sia le funzioni motorie  che le funzioni intellettive.

Oltre alla ricerca che abbiamo già avuto modo di vedere nel dettaglio e condotta dalla Tokyo University, anche l’Università di Ioannina, in Grecia, ha fatto un piccolo esperimento.

Secondo questo studio pubblicato sull’American journal of Physical Medicine & Rehabilitation, l’interazione uomo-cavallo sarebbe di grande aiuto per le persone disabili.
Uno studio molto dettagliato e che ha rivisto ben 16 precedenti ricerche fatte su questo argomento.

L’equitazione terapeutica e l’Ippoterapia sono di grande aiuto a queste persone perché, secondo gli studiosi, le andature che ha il cavallo fanno scaturire una certa tipologia di vibrazioni che vanno a diventare particolarmente utili alle persone con difficoltà motorie.

Otto studi su 16 sono stati effettuati su dei bambini con paralisi cerebrale, quattro su anziani con disabilità, tre su persone affette da sclerosi multipla ed uno su pazienti colpiti da ictus.

Il risultato è stupefacente: il cavallo ha avuto un impatto positivo in tutte le categorie di pazienti esaminate.
La qualità di vita, la postura, l’andatura della camminata, l’equilibrio e la simmetria dei muscoli vanno continuamente migliorando qualora si continui l’attività a cavallo.

Inoltre, questi pazienti, migliorano le loro reazioni a delle situazioni di stress e/o pericolo.
Questo, perché il contatto con un animale così grande aiuta a prendere coscienza di se stessi e ad aumentare la sicurezza e l’autostima.

Per dirigere il proprio cavallo, bisogna riuscire a vedere l’ambiente circostante e a concentrarsi solo su chi si è, con chi e che cosa si vuole fare. La persona viene continuamente stimolata ad essere sempre più precisa nei movimenti, a non avere dubbi.
C’è un tipo di comunicazione tra uomo e cavallo che rende possibile l’agire ed il reagire in base a quanto la persona vuole e non solo secondo istinti incontrollati ma secondo la voce della propria coscienza che, magari, non era stata capace di ascoltare.

 

 

Foto: cesvot/Fonte: Frontiers in Public Health.