Chernobyl: manca l’uomo, tornano i cavalli selvaggi di Przewalski

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Nella zona del disastro nucleare del 1986 gli animali riescono a sopravvivere senza troppe difficoltà.

La zona che circonda la centrale nucleare di Chernobyl, in Ucraina, è ancora una zona vietata all’uomo ma non agli animali: sebbene inizialmente si pensasse che l’area sarebbe rimasta disabitata e arida per secoli è chiaro che, ad oggi, gli animali e la vegetazione stanno tornando a prendere possesso della zona. Tra le numerose specie presenti, ci sono anche parecchi esemplari di cavallo di Przewalski.

Il cavallo di Przewalski (Equus ferus supsp. przewalskii), anche noto come pony della Mongolia, è il parente più prossimo, tra quelli attualmente esistenti, del cavallo domestico.

Il cavallo di Prževal’skij prende il nome dal generale russo Nikolaj Prževal’skij, che fu anche esploratore e naturalista a fine 1800. Prževal’skij fu il primo a descrivere, nel 1881, questa specie di cavallo. Nello stesso anno, Prževal’skij partì per una spedizione da lui stesso guidata il cui scopo era trovare tracce certe di questo cavallino, del quale, fino ad allora, si avevano solo poche notizie confuse.

In Mongolia, alla fine degli anni ’60, questi animali allo stato brado erano pressoché estinti: l’ultimo esemplare libero fu avvistato nel 1969.

Nel 1977 fu creata la “Fondazione per la Preservazione e la Protezione del Cavallo di Przewalski“, il cui scopo era quello di salvare questa specie. Nel 2002 si contavano circa 1000 esemplari (tutti nati da incroci tra i 15 cavalli che a inizio 1900 erano stati portati in vari zoo del mondo).

Nel 2014 il programma di ripopolamento ha raggiunto un certo successo, potendo contare su 387 soggetti autosufficienti in libertà, che si sono aggiunti ai circa 2000 che vivono ancora adesso in cattività o nelle riserve.

Al momento, solo nella zona di Chernobyl, lontano dall’uomo, esistono oltre 150 esemplari riuniti in piccoli branchi.

Segno che, lontano dall’uomo e dal bracconaggio, questo piccolo cavallino riesce a fare delle zone inospitali e desertiche il luogo ideale per proseguire la propria vita in tutta tranquillità.

Attualmente, sono in corso alcuni studi proprio sul cavallo di Prževal’skij e sul come questi esemplari riescano a sopravvivere senza problemi in una zona radioattiva come quella di Chernobyl.

Uno studio del 2018 dell’Università del Kansas riguardo al loro DNA ha rivelato che questi cavalli ora definiti e ritenuti selvaggi erano stati addomesticati già 5500 anni fa nel nord dell’attuale Kazakistan, dal popolo Botai.

 

fonte: theconversation/wikipedia