Fieracavalli: le razze del panorama Americano

0 di Vi

E’ la più antica delle razze nordamericane. I primi cavalli che approdarono nel nuovo mondo con i conquistatori spagnoli erano in prevalenza soggetti da lavoro derivati da incroci di Berberi, Arabi e Pony della Spagna Settentrionale.

Durante le campagne di conquista numerosi cavalli ritornarono allo stato selvatico riorganizzandosi in branchi e furono in parte catturati dalle tribù indiane, che addirittura cominciarono a modificare il proprio stile di vita in loro funzione, divenendo abili cavalieri e allevatori, e furono i primi ad iniziare il lavoro di selezione della razza.

Negli anni, il Quarter Horse, fortissimo e scattante, si dimostrò il cavallo ideale per i cowboy. Agile, rapido, robusto, dotato di “cow sense” – e cioè il senso e l’attitudine ad operare con il bestiame – tranquillo e fidato, divenne il collaboratore ideale nel lavoro con le mandrie. 

 

Durante il lavoro questo cavallo si comporta come se fosse in gara con il manzo e con sé stesso, svolgendo alla perfezione il ruolo del guardiano in virtù del suo grande senso di iniziativa, dell’equilibrio, della forza e della straordinaria agilità, doti che oggi vengono ben evidenziate con le competizioni che si svolgono negli Horse Show, nelle varie discipline e specialità. 

 

Per quanto riguarda le sue caratteristiche fisiche ne evidenziamo una che lo caratterizza particolarmente: il suo posteriore che è un concentrato di potenza. La groppa, i garretti e tutta l’articolazione posteriore sono costruiti in modo da permettergli di portare gli zoccoli sotto la massa con grande naturalezza. Il che spiega lo scatto bruciante, il galoppo libero ed elastico e la grande agilità nel girare e nel fermarsi.

Appaloosa

Sulle pareti di alcune grotte europee sono stati trovati antichissimi graffiti e dipinti che raffigurano un cavallo molto simile a lui, ma il vero Appaloosa ha origini più recenti perché nasce in America dall’incrocio di razze di sangue Arabo, Berbero e Andaluso introdotte dagli spagnoli nel 16° secolo.

All’inizio del 1700 alcuni esemplari di questi cavalli vennero catturati dalla tribù pellerossa dei Nasi Forati, che iniziò ad allevarli nella zona del Fiume Palouse da cui deriva il nome della razza.

Mezzo secolo dopo, nel 1920, l’allevatore Claude Tompson ne rintracciò alcuni soggetti, iniziò ad allevarli e nel 1938 ottenne il riconoscimento della razza. Oggi l’ApHC ha sede a Moscow, in Idaho, ed ha più di 600.000 cavalli iscritti. 

Un Horseman è certo che un appaloosa può cimentarsi in una competizione di cutting, trail, western pleasure, reining, hunter, racing, polo o jumping. La selezione attitudinale/caratteriale, da sempre effettuata anche dai Nasi Forati (che chiamavano questo cavallo “Cuore di Ferro” per il coraggio, lo scatto fulmineo, la velocità e la grande resistenza alla fatica), ha fatto sì che tra le doti più spiccate di questi cavalli vi siano duttilità ed eccletticità, fattori che ne hanno contribuito il diffondersi in tutto il mondo.

Paint

Fra i cavalli portati nel Nuovo Mondo, vi erano alcuni pezzati che, una volta ritornati allo stato selvaggio, si diffusero rapidamente in tutto il continente. Ne furono affascinate le popolazioni indigene, in particolare i Comanche, abilissimi cavalieri, che ne apprezzarono la velocità e la tenacia.

La popolarità di questi cavalli, dotati di andature sciolte e confortevoli crebbe anche tra i cowboy, anche grazie alle particolarità del mantello che rendeva facile il mimetismo.

Purtroppo, quando i soldati statunitensi decimarono gli indiani provocarono anche la scomparsa dei più entusiasti selezionatori di questa razza e il patrimonio genetico dei Paint andò in buona parte disperso. Solo dopo la Seconda Guerra Mondiale nacquero alcune associazioni per la tutela, la valorizzazione e la registrazione dei cavalli pezzati.

La versatilità è il punto forte del Paint. È adatto a tutte le discipline della monta western ma da buona prova di sé anche nel salto ostacoli e nel dressage. Con il loro carattere docile e tranquillo sono invece ideali per i principianti e per i bambini, possono quindi essere utilizzati per passeggiate e trekking, in cui la robustezza del cavallo è un requisito fondamentale.

Mustang

Il nome della razza deriva da “mestena”, che in spagnolo significa “branco di cavalli selvatici”. E’ il discendente dei cavalli importati nel 1519 da Ernàn Cortés, praticamente gli attuali andalusi, incrociato con berberi, arabi e pony della Spagna Settentrionale: cavalli piccoli, compatti, veloci e resistenti, che furono abbandonati o rimessi in libertà nelle sconfinate praterie americane. Le tribù indiane dei Nasi Forati e dei Cheyenne impararono ben presto a vivere in simbiosi con questi cavalli: in estate li portavano verso i pascoli di montagna e con l’avvicinarsi dell’inverno li riconducevano in pianura. Ancora oggi i soggetti in libertà ripercorrono gli stessi sentieri.

All’inizio del ‘900 si contavano circa 2 milioni di Mustang selvatici che vagavano in immensi branchi dal Messico fino alle pianure del West. In seguito, una caccia spietata e incontrollata li ha ridotti a poche migliaia di esemplari; dal 1957 sono una razza protetta.

Il Mustang è sicuramente il cavallo che più ha contribuito alla formazione delle razze americane. Le sue doti di equilibrio, agilità, resistenza e velocità, sono da sempre associate a quel carattere diffidente e ribelle che è il segno distintivo del suo essere “cavallo selvaggio”. 

Il Mustang da allevamento invece è un cavallo più affidabile e comunemente usato con la sella.

 

 

fonte: Fieracavalli