Due parole con Roberto Previtali: un’avventura finisce, una nuova ne inizia…

0 di MaddaVi

Il cavaliere Italiano, che nel 2017 aveva iniziato a montare per Jan Tops, ha annunciato qualche giorno fa tramite post sui suoi profili Social la fine della sua avventura in terra olandese.

Roberto Previtali, classe 1992, ha alle spalle una carriera sportiva ricca di piazzamenti e di ottimi risultati internazionali.

Insieme a Toulini Olympic, Zenon Z, Romeo 88, Veronese Teamjoy, Airline R e Viceversa de la Roque (solo per citare alcuni dei soggetti con cui lo abbiamo visto in campo specialmente nelle ultime stagioni), Roberto ha avuto occasione di mettersi in grande evidenza in numerosi CSIYH e CSI a 1, 2, 3 e 4 stelle che si sono svolti in Europa.

Dopo aver saputo del suo saluto alla scuderia olandese, abbiamo quindi colto l’occasione per scambiare qualche parola con questo cavaliere che, negli anni, è stato in grado di mettere in mostra tutto il suo talento ed il suo innegabile potenziale.

Come mai hai finito di lavorare da Tops?

È stata una decisione molto difficile. Ho pensato molto a questa scelta. La motivazione principale è che vorrei realizzare il desiderio di creare qualcosa di mio, come ho sempre voluto anche prima di venire qui nel 2017. Avere una scuderia mia, un posto mio dove lavorare con mio fratello è sempre stata la base della mia filosofia. Questa è stata una bellissima esperienza che mi ha formato molto, sia come cavaliere sia per quanto riguarda il come gestire una scuderia, l’ambito organizzativo ed i cavalli con tutto il loro background. Devo tanto a questa esperienza: è stata una bellissima opportunità dove ho potuto conoscere tantissime persone e che mi ha offerto tutto quello che una scuderia di alto livello poteva darmi.

Cosa hai imparato in questi anni in Olanda? 

Come già detto, devo tanto a questa esperienza. Ho imparato come gestire i cavalli, una scuderia… e poi ovviamente ho avuto l’opportunità di fare delle belle gare che, se fossi stati in Italia, molto probabilmente non avrei mai fatto.

Qual è il tuo ricordo più bello? E il cavallo con cui ti sei trovato meglio?

Essendo una scuderia di commercio ho avuto occasione di montare e lavorare con tanti cavalli. Un cavallo che ho a cuore è Zenon Z, che tre anni fa, quando aveva 7 anni, si era già dimostrato essere un po’ particolare. L’ho portato dalle 130 alle 150 ed è stato un cavallo che ho costruito e cresciuto e che mi ha dato davvero molto. Poi c’è stato Romeo 88, con cui ho saltato fino alle 145-150, un soggetto incredibile che è stato venduto lo scorso anno a Darragh Kenny e con cui ha già ottenuto ottimi risultati. Da non dimenticare poi Airline R, una cavalla particolarissima con cui l’anno scorso ho vinto il GP145 del CSI2* di Valkenswaard. Loro sono cavalli che certamente non dimenticherò mai e che hanno aiutato a rendere indimenticabile questa esperienza.

Come avete organizzato il lavoro in questo 2020? Come avete gestito la “situazione Covid”?

Ad inizio anno, quando c’è stato il lockdown e sono state fermate le gare, eravamo in Spagna al Sunshine Tour. Siamo poi rientrati in Olanda e qui la situazione è stata vissuta con un’altra visione rispetto a stati come Italia, Spagna, Francia e Germania. A parte bar e ristornati chiusi, il resto era tutto molto normale. Non c’era l’obbligo della mascherina e quindi non abbiamo vissuto questa pandemia come invece è successo in Italia. Inizialmente eravamo tutti molto ottimisti e pensavamo che le gare e tutto l’ambiente equestre sarebbero stati fermi molto meno. Abbiamo comunque tenuto i cavalli in lavoro e ogni 10 giorni li facevamo saltare. Infatti, già a giugno, siamo andati a St Tropez a fare il Tour ed i cavalli erano tutti in buona forma dato che avevano lavorato regolarmente per tutta la primavera.

Quali sono ora i tuoi obbiettivi? Tornerai in Italia o resterai in Europa?

Sicuramente tornerò in Italia e cercherò di ricrearmi una scuderia ed un gruppo di cavalli giovani ma anche meno giovani con cui lavorare. E poi cercheremo di tornare a far gare di buon livello.