Navicolite: cause, sintomi e trattamenti

0 di MaddaVi

Nella prima parte di questa rubrica è stata trattata la visita veterinaria e come questa viene articolata.

In questa seconda uscita, invece, andremo a trattare la zoppicatura del cavallo e la navicolite.

La zoppicatura nel cavallo viene definita come un disordine strutturale o funzionale di uno o più arti durante il movimento o la stazione.

La zoppia può anche essere meccanica, ossia una zoppicatura che non presenta una base dolorifica. Questa può trarre in inganno un giovane veterinario che può, quindi, commettere degli errori diagnostici. Fortunatamente, nella maggior parte dei casi, la zoppia ha un fondamento dolorifico su base traumatica, infezioni, disturbi del metabolismo.

Le zoppie vengono classificate in quattro gradi:

  • GRADO 1: la zoppia non si osserva al passo ma è riconoscibile al trotto.
    In genere sono interessate le zampe anteriori (anche dovuto al fatto che la distribuzione del peso è del 60% sugli arti anteriori e del 40% sui posteriori). Durante questa andatura è possibile osservare un movimento del collo verso l’alto quando l’animale carica il peso sull’arto dolente, nel tentativo di scaricare il peso. Le zoppie vengono anche identificate sulla differenza dei rumori emessi quando l’animale si muove, infatti nel soggetto sano questi rumori avranno un’intensità regolare che, tuttavia, non viene rispettata nel soggetto con patologia.
  • GRADO 2: si nota una lieve zoppia anche al passo, al trotto la situazione diviene ovvia. Anche qui possiamo riscontrare il tipico colpo di testa.
  • GRADO 3: zoppia molto evidente sia al trotto che al passo, il colpo di testa è un movimento preponderante nell’ attività di deambulazione dell’ animale.
  • GRADO 4: è il grado più grave, l’animale non poggia l’arto ed è causato da malattie ad eziologia batterica, fratture o tendiniti gravissime.

CENNI ANATOMICI

Per poter descrivere al meglio questa malattia è di fondamentale importanza avere ben chiari alcuni cenni anatomici. Nella sezione sagittale dell’ arto sopra riportato si osservano le tre falangi (osso pastorale o I falange; osso coronale o II falange; osso triangolare o III falange), il tendine flessore superficiale che termina a livello di seconda falange e il tendine flessore profondo che termina a livello di III falange (termina sul processo estensorio dell’ osso).

Il protagonista della malattia navicolare è l’ osso navicolare che si dispone tra II e III falange, sormontato dal flessore profondo.

Le cause che si celano dietro allo sviluppo della navicolite sono multifattoriali:

  • una conformazione particolare che viene detta “dritto giuntata” ossia il normale angolo che si viene a creare tra nodello e falangi risulta ridotto andando ad alterare la distribuzione dei pesi;

  • lavoro su terreni duri e quindi le concussioni;
  • predisposizione ereditaria;
  • osso navicolare debole;
  • piede piccolo, infatti si riduce l’area di distribuzione del peso;
  • ferratura e pareggiatura scorretti che determinano la “spezzatura” dell’asse pastoia – piede determinando un aumento della pressione del tendine flessore profondo sull’ osso navicolare.

Per quanto riguarda lo sviluppo della malattia sono state proposte tre teorie differenti:

  1. Teoria della bursite:
    I tendini nei punti di passaggio su prominenze ossee o nei punti di maggiore attrito hanno una borsa sinoviale. L’ evento traumatico a livello di piede può comportare lo sviluppo di un’infiammazione che si estende successivamente all’osso navicolare causandone una sua rarefazione;
  2. Teoria della trombosi e dell’ischemia:
    La trombosi è una massa (si chiama trombo) che si forma all’ interno dei vasi; l’ischemia è la morte di un tessuto organico per un insufficiente apporto sanguigno. Sulla base di questi due elementi si può dedurre come la navicolite si venga a sviluppare per la formazione di questa massa che va a impedire il regolare afflusso sanguigno all’ osso. L’organismo reagisce per non far “morire” il navicolare andando a creare nuovi vasi sanguigni(con un processo che prende il nome di neoangiogenesi), che però, determineranno la formazione di buchi ridotti di dimensioni (vengono chiamate lesioni a lecca lecca) che causano la patologia. La trombosi pare che si venga a sviluppare per traumi locali ripetuti a livello dell’ arto.
  3. Teoria del rimaneggiamento osseo:
    La malformazione dell’arto e quindi il sovraccarico del navicolare da parte del tendine flessore profondo, causa un aumento dell’ attività da parte di quelle cellule che demoliscono e ricostruiscono l’ osso. Tuttavia queste due attività non hanno un rapporto uguale, ma si ha una netta prevalenza delle cellule che demoliscono l’ osso.

SINTOMI

La sintomatologia che il proprietario ed il veterinario riportano è:

  • Zoppia a carico degli arti anteriori, talvolta questa può presentarsi più marcata su un arto rispetto all’ altro;
  • Il cavallo tende a scaricare il peso dalla regione dei talloni, con l’ animale ai due venti osserveremo l’ arto che si presenta anteriormente rispetto alla linea della spalla.

  • Zoppia intermittente, ossia migliora con il riposo, ma appena richiediamo uno sforzo maggiore la claudicazione aumenterà di gravità.
  • Si vengono a sviluppare eventi contusivi sulla punta dello zoccolo, a causa del fatto che l’ animale tende a caricare il peso in punta determinando un aumento del consumo di questa parte. A seguito di questi eventi sposterà nuovamente il peso nella parte posteriore (quindi il tallone) a causa della dolenzia presente sulla punta. Questa può rappresentare un’ insidia diagnostica portando a commettere errori da parte del veterinario.
  • A causa del dolore presente a livello di tallone si avrà una falcata meno ampia e i cavalli da stopping saranno quelli più compromessi.
  • Possibile sviluppo di formelle (sono nuove formazioni ossee).
  • Le alterazioni del carico di osso navicolare possono comportare lo sviluppo di artriti.

DIAGNOSI

I segni di zoppicatura sono abbastanza caratteristici e il veterinario è in grado di capire se atterrano prima le punte o i talloni.
L’esame prosegue con l’utilizzo della sonda da piede, in cui viene esercitata una pressione nella regione del tallone, cosi facendo andiamo a stimolare una reazione dolorifica nel paziente che, retraendo l’arto, ci dà una conferma diagnostica.

Il veterinario deve anche considerare che l’alterazione della fase di appoggio (quindi il carico in punta) comporta un alterata risposta alla stimolazione dolorifica, a questo punto potrebbe decidere di eseguire una anestesia locale (dei nervi digitali palmari). Successivamente chiede al proprietario di muovere l’animale e se questo non si presenterà più zoppo avrà un’ ulteriore conferma diagnostica. Tuttavia possono esserci delle false negatività a causa di molteplici situazioni che scaturiscono o da una conformazione anatomica o da pregresse patologie (aderenze tra l’ osso navicolare e il tendine flessore profondo; artrite interfalangea distale; presenza di nervi accessori provenienti dal nervo digitale dorsale o dal nervo palmare)

Un ulteriore passaggio che può essere eseguito è la conferma mediante radiografia, previa minuziosa pulizia dello zoccolo. Le lesioni che si potranno osservare sono molto varie e sono tutte ricollegate alle tre teorie patogenetiche.

DIAGNOSI DIFFERENZIALE

La diagnosi differenziale prevede, di fronte ad un sospetto diagnostico, l’individuazione di più malattie, che, con test più accurati potremmo escludere al fine di giungere ad una diagnosi definitiva.

Per quanto riguarda la malattia dell’osso navicolare vengono poste in diagnosi differenziale le ferite da punta della suola e del fettone; fratture dell’ osso navicolare; fratture della falange distale; la laminite; contusioni dello zoccolo (soleari); osteite della falange distale e le formelle.

TRATTAMENTO

Per quanto riguarda questa voce si ricorda che questa è una lettura a titolo puramente informativo, noi di RidersAdvisor abbiamo deciso di informarvi sulla maggior parte delle patologie poiché molto spesso abbiamo a che fare con professionisti che non dedicano molto tempo alle spiegazioni dei cicli patologici che si vengono a creare nei nostri amici a quattro zampe.
Con questa premessa vi sconsigliamo di intraprendere qualsiasi tipo di trattamento senza la consulenza di un veterinario.

La malattia si può manifestare con diversi gradi di gravità con differenti alterazioni radiografiche. In generale, quando la patologia si sviluppa in soggetti giovani ci affidiamo prettamente ad una terapia medica (quindi con farmaci) mentre in soggetti adulti o fasi avanzate di malattia si predilige il trattamento chirurgico.

In una primissima fase della malattia di potrebbe scegliere la somministrazione di farmaci antiinfiammatori non steroidei (es. aspirina) con riposo di 5-10 giorni, dopodichè il cavallo può trarre giovamento dalla rimozione dei ferri, pareggio correttivo e da un periodo di pascolo.
Il pareggio deve essere eseguito a regola d’arte cercando di scaricare per quanto possibile di scaricare il peso dai talloni. Mentre per quanto riguarda le successive ferrature si deve sempre cercare il carico dell’estremità dell’arto, cercando di utilizzare materiali gommosi o resine tra il ferro e lo zoccolo cercando altresì un’ espansione del piede.
La somministrazione dell’antiinfiammatorio deve seguire le dosi suggerite dalle case farmaceutiche e sarebbe meglio o alla sera o alla mattina prima del lavoro.

Sono state consigliante anche iniezioni intrabursali o iuxtabursali (quindi in vicinanza della borsa) sia di steroidi (cortisone) che di orgoteina (sono proteine). L’iniezione di cortisone nella borsa navicolare non sortisce effetti sul lungo periodo. Si è visto che l’iniezione di orgoteina  a livello iuxtabursale sortisce effetti molto buoni in cavalli che non hanno evidenze radiografiche.

Considerando che si ha un alterazione della vascolarizzazione dell osso navicolare si potrebbe optare anche per l’utilizzo di anticoagulanti (dicumarolo, Warfarin) in dosaggi di 0,018 mg/Kg.

PROCEDURE CHIRURGICHE

  • Criogesia, consiste nell’ isolamento del nervo;
  • Nevrectomia, consiste nella rimozione del nervo, può comportare diverse complicazioni: neuromi, rottura del tendine flessore profondo; caduta della parete dello zoccolo; rigenerazione dei nervi digitali palmari; insensibilizzazione incompleta dei talloni.

 

 

 

Elaborato da Emanuele Tetta, studente del V anno della facoltà di medicina veterinaria dell’ Alma Mater Studiorum – Università di Bologna

 

 

 

Foto: web/equinewellnessmagazine