Le capacità intellettive e mnemoniche del cavallo

9 di claruff

Misurare l’intelligenza degli animali è compito assai complesso.

Purtroppo non è stata mai elaborata una teoria riguardante l’intelligenza degli animali, essendo il suo campo d’espressione non determinato e mutevole.
Del resto, la straordinaria eterogeneità di specie animali rende il quadro complessivo molto articolato, ed è quasi impossibile trovare un metro uguale di confronto.

DIMENSIONI DEL CERVELLO

Nella continua ricerca di un metodo per misurare le capacità intellettive delle varie specie animali alcuni studiosi sono giunti ad affermare che indice d’intelligenza di una specie è il rapporto fra il peso della massa cerebrale ed il peso corporeo.
Tale semplificazione però è da ritenersi eccessiva e non valida in molti casi.

Infatti le capacità di un cervello non sono date tanto dal suo peso, quanto da molti altri fattori più complessi, come il numero di interconnessioni tra i neuroni.

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L’INTELLIGENZA

Alla domanda su cosa sia l’intelligenza faremmo fatica a rispondere prontamente ed in modo esauriente: l’intelligenza in fondo è una definizione prettamente umana di qualcosa di astratto.
Essendo poi tale definizione di derivazione umana è facile capire come sia poco sensato applicarla in modo generico a tutti gli animali.

Chi ci dice, ad esempio, che noi uomini siamo più intelligenti ed evoluti delle formiche? Al mondo le formiche sono molto più numerose di noi umani, vi è un rapporto addirittura di milioni di formiche per ogni uomo.
Esse sono poi organizzate socialmente ad altissimi livelli, e sanno come vivere nel rispetto dell’ambiente, cosa che invece gli uomini non sanno – sempre – fare.

Sicuramente è quindi possibile affermare che non esiste un sistema cross-specie sempre valido per misurare e confrontare l’intelligenza.

UN BUON COMPROMESSO

Per valutare il grado di intelligenza delle varie specie alcuni studiosi sono arrivati a dare una definizione che costituisce un buon compromesso, pur consapevoli che il confronto tra specie diverse non è sempre sensato: ‘l’intelligenza è come un animale utilizza le esperienze precedenti per risolvere nuovi e diversi problemi’.

PERCHE’ SI DICE CHE IL CAVALLO SIA STUPIDO?

Si sente spesso affermare che il cavallo, di base, sia un animale stupido e non pensandola in ugual modo, mi sono sempre chiesta il motivo per cui ‘persone di cavalli’ arrivino a dire una cosa del genere.
Una delle motivazioni che sento più spesso usare è che se il cavallo fosse realmente intelligente, si renderebbe conto della sua forza e non si farebbe certo sottomettere dall’uomo, che è un essere assai più debole.
A quanto pare quindi, ciò che più colpisce è il grado di sottomissione all’uomo che il cavallo è disposto a ricevere: spesso riesce ad accettare anche comportamenti molto violenti.
La spiegazione di questo comportamento remissivo del cavallo è da cercare però non tanto nella sua scarsa intelligenza, quanto nel fatto che è un animale che tollera, naturalmente, la presenza e la compagnia di esseri dominanti: dallo stallone alfa del branco, fino anche all’uomo.

i cavalli e il cibo

LA MEMORIA

Un’importante componente dell’intelligenza è sicuramente la memoria.

Una buona memoria permette all’animale di avere a disposizione un ottimo database di informazioni da cui attingere per risolvere i nuovi problemi che si presentano.
Non è detto che buona memoria equivalga a una spiccata intelligenza, ma le due cose sono sicuramente correlate.

Il cavallo è dotato di ottima memoria, anche a distanza di molti anni e gli etologi ritengono che questo sia dovuto in gran parte al fatto di essere un animale preda e per questo motivo, ogni rischio corso ed ogni errore commesso deve rimanere ben impresso nella mente del cavallo, perché se dovesse ripetersi potrebbe essere fatale.
In particolar modo la capacità di memorizzazione del cavallo è molto alta quando si tratta di pericolo o di cibo.

Si capisce come questo meccanismo naturale sia volto a favorire la sopravvivenza del cavallo: evitando i pericoli e ricordandosi al meglio dove può trovare il cibo.

L’uomo ha compreso da tempo questo meccanismo ed infatti sa benissimo come, per insegnare al cavallo, le leve del premio in cibo o viceversa del dolore, siano efficacissime.

La buona memoria del cavallo, però, in alcuni casi può essere un problema – o no, dipende dai casi – perchè difficilmente si riesce a togliere un’associazione sbagliata fatta dal cavallo o il ricordo di un trauma subito.

Pertanto è bene che, sia in addestramento, sia durante la vita di tutti i giorni, chi si avvicina al cavallo sia una persona preparata e che conosce i meccanismi con cui il cavallo ragiona, ma che sia anche una persona abbastanza sensibile da valutare le metodologie di apprendimento utili e necessarie a seconda del carattere del cavallo con cui si sta lavorando.