La vita ai tempi del Covid-19: cosa guardare alla TV (Parte 14)

0 di MaddaVi

Continua anche oggi la rubrica riguardante film e serie tv ambientate nel mondo dei cavalli.

Dopo Free ReinWindstorm, Rodeo&Juliet, The World We Make, Rock My Heart, Walk. Ride. Rodeo, A Sunday Horse, Charley Thompson, The Rider – Il Sogno di un Cowboy, The Horse Boy, Emma’s Chance, Race to Win/Race to Redemption e L’uomo che sussurrava ai cavallioggi suggeriamo la visione del commovente War Horse.

War Horse” è un film del 2011 diretto da Steven Spielberg ed è tratto dall’omonimo romanzo scritto da Michael Morpurgo e dall’omonimo adattamento teatrale del romanzo di Nick Stafford.

Nel 2012, questo film che vede nei panni del protagonista il giovane Jeremy Irvine (Grandi Speranze, Fallen, Mamma Mia! Ci risiamo) e nel cui cast spiccano nomi stellari come quelli di Tom Hiddleston (il Loki di casa Marvel ed uno dei protagonisti in Crimson Peak) e Benedict Cumberbatch (Doctor Strange, Sherlock Holmes, 1917), ha ricevuto ben sei candidature ai premi Oscar.

Trama:

A un’asta di paese, in un villaggio del Devon, Ted Narracott, un piccolo affittuario di una fattoria dove vive con la moglie Rose e il figlio Albert, acquista per trenta ghinee un cavallo baio, non ancora adulto e che è stato tolto alla madre. Viene rimproverato dalla consorte, che lo accusa di essersi fatto ingannare, ma non trova d’accordo il figlio, che ben presto instaura un rapporto di profondo affetto con l’animale, cui assegna il nome di Joey. Con lui cercherà eroicamente di dissodare un campo per pagare l’affitto che la famiglia deve a Lyons, il proprietario della fattoria. I suoi sforzi, ammirati da tutti i membri della comunità del villaggio, vengono però vanificati da una forte pioggia che distrugge il raccolto. Il padre di Albert, allora, come extrema ratio, decide di vendere Joey all’esercito inglese, impegnato a scendere in campo nella Prima Guerra Mondiale. Albert corre a impedire la vendita, ma arriva troppo tardi e il capitano Nicholls, nuovo proprietario dell’animale, gli promette che avrà cura del cavallo e se possibile al termine della guerra glielo restituirà. La scena si sposta allora sull’attraversamento inglese della Manica (la trama segue passo per passo la vicenda del cavallo, con i personaggi umani come contorno), e sulla morte di Nicholls in Francia in uno scontro con l’esercito tedesco. Joey tuttavia sopravvive, venendo catturato assieme a Topthorn (il cavallo del maggiore Stewart) dai tedeschi, tra i quali due ragazzi dell’esercito, Gunther e Michael, che cominciano ad affezionarvisi. La loro fuga assieme ai cavalli rubati è però fatale; scoperti, vengono fucilati per diserzione. I giovani erano stati trovati in un mulino situato in un possedimento terriero che apparteneva a un anziano signore francese che viveva da solo con l’orfana nipotina Emilie. È proprio lei a rinvenire gli animali. Da sempre desiderosa di imparare a cavalcare, si affeziona alle bestie chiamandole François e Claude. Il loro destino li conduce però nuovamente in mano tedesca dove un soldato pieno di umanità cerca in ogni modo di salvarli, feriti e senza presa sugli insensibili ufficiali, che considerano gli animali solo in funzione utilitaristica abbassandosi così al punto da essere più bestie dei cavalli, capaci invece di avere un rapporto pulito con chi sa apprezzarli. Joey riesce a sopravvivere, messo in fuga dal tedesco complice, mentre il suo quadrupede amico soccombe. Joey non trova mai padroni casuali, né casualmente questi vengono in contatto con l’animale, perché sussiste un fil rouge, una invisibile comunione di sentimenti che permette loro di riconoscersi a vicenda. Siamo ormai arrivati al 1918, alle fasi finali del conflitto, e qui ritroviamo Albert che, nel frattempo arruolatosi, è diventato un valoroso combattente. Dopo uno scontro coi tedeschi viene gravemente colpito agli occhi dal gas nemico. Ricoverato, viene a sapere di un cavallo che è miracolosamente riuscito a sopravvivere pur rimanendo impigliato fra i reticolati della terra di nessuno. Gli ufficiali, avendo notato che è ferito, stanno per abbattere il cavallo quando Albert, ancora bendato, capisce che il cavallo è Joey chiamandolo col richiamo d’un tempo. La commozione generale induce i medici a curarlo e al termine della guerra, quando viene ordinato di vendere al mercato i cavalli, i commilitoni fanno una colletta per aiutare Albert a ricomprarlo. Quando il macellaio del paese supera l’offerta di Albert irrompe a sorpresa il nonno francese che aveva conosciuto Joey, che lo compra grazie all’inavvicinabile cifra di 100 sterline. Per lui, rimasto ormai solo (la nipote è morta), quell’animale è ormai l’unica cosa che gli ricordi l’adorata Emilie. Albert, pur dispiaciuto, è ormai pronto a separarsi dal cavallo quando questi, tirato avanti dal suo nuovo padrone, torna indietro per stare con Albert. Il francese, profondamente commosso, viene nel frattempo a conoscenza della storia che lega il giovane e l’animale, storia che trova conferma quando Albert riconosce la bandiera del reggimento del padre, bandiera che il nonno aveva rinvenuto addosso a Joey. Conscio del fatto che la sua Emilie voleva il bene di Joey (o François che sia), cede allora definitivamente il cavallo ad Albert che, abbracciato dai genitori al suo rientro nel Devon, restituisce al padre la bandiera (che questi aveva portato con sé nella Seconda Guerra Boera, dopo la quale era stato insignito di importanti medaglie per il comportamento eroico tenuto alla battaglia del Transvaal), capendo finalmente perché questi non gli avesse mai parlato della guerra, di quelle inutili carneficine cui Joey, ora beato in mezzo ad un suggestivo tramonto, è e sempre sarà estraneo.